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La gestione dei codici a specchio ambientali
La gestione dei codici a specchio ambientali

data

15/04/2026
CATEGORIA
Ambiente

Data

15/04/2026

Categoria

La corretta classificazione dei rifiuti rappresenta un passaggio fondamentale nella gestione ambientale aziendale ed è una responsabilità diretta del produttore del rifiuto. I rifiuti si distinguono in urbani e speciali.

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La gestione dei codici a specchio ambientali

La corretta classificazione dei rifiuti rappresenta un passaggio fondamentale nella gestione ambientale aziendale ed è una responsabilità diretta del produttore del rifiuto. I rifiuti si distinguono in urbani e speciali; i rifiuti urbani comprendono i rifiuti domestici e quelli ad essi assimilati per qualità e quantità, provenienti da abitazioni e attività civili, i rifiuti speciali, invece, derivano principalmente da attività produttive, commerciali, artigianali, sanitarie e industriali.

Questi ultimi, a loro volta, possono essere pericolosi o non pericolosi e vengono identificati mediante i codici EER (Elenco Europeo dei Rifiuti), che consentono di classificare il rifiuto in base all’origine e alla composizione.

 

All’interno dell’Elenco Europeo dei Rifiuti si distinguono codici EER assoluti e codici EER a specchio. I codici assoluti identificano in modo univoco un rifiuto come pericoloso o non pericoloso; in particolare, quando un codice è contrassegnato da asterisco (*) e non è associato a una voce alternativa non pericolosa, il rifiuto è automaticamente classificato come pericoloso all’origine e non richiede ulteriori valutazioni ai fini dell’attribuzione del codice. Al contrario, quando il codice non è contrassegnato da asterisco e non esiste un codice alternativo pericoloso, il rifiuto è automaticamente classificato come non pericoloso al momento della produzione.

 

I codici EER a specchio sono coppie di codici “gemelli”, uno pericoloso (con asterisco) e uno non pericoloso, riferiti alla medesima tipologia di rifiuto. In questi casi, la pericolosità del rifiuto non è presunta, ma dipende dalla presenza e dalla concentrazione di sostanze pericolose tali da conferire al rifiuto una o più caratteristiche di pericolo (HP), come previsto dall’Allegato I del D.Lgs. 152/2006.

 

Un esempio tipico di codice EER a specchio è la voce 15 02 02, riferita ad assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi:

  • 15 02 02* – assorbenti, materiali filtranti (inclusi filtri dell’olio non specificati altrimenti), stracci e indumenti protettivi, contaminati da sostanze pericolose
  • 15 02 03 – assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi, diversi da quelli di cui alla voce 15 02 02

 

In questo caso, l’attribuzione del codice pericoloso o non pericoloso dipende dalla presenza e dalla concentrazione di sostanze pericolose all’interno del rifiuto.

 

Quando un rifiuto rientra in un codice EER a specchio, il produttore è tenuto a valutarne la composizione per attribuire correttamente il codice. Le Linee guida sulla classificazione dei rifiuti (Delibera n. 105/2021 SNPA) chiariscono come il produttore debba procedere per verificare la pericolosità del rifiuto e attribuire il corretto codice EER.

 

La valutazione può basarsi sulla conoscenza del processo o dell’attività che ha generato il rifiuto, sulle informazioni contenute nella documentazione del prodotto divenuto rifiuto (come le schede di sicurezza) o su dati disponibili relativi a rifiuti analoghi, con il supporto di analisi chimico-fisiche. Tali modalità non costituiscono uno schema rigido: qualora la conoscenza del processo consenta una classificazione certa, non sono necessari ulteriori approfondimenti; il ricorso ad analisi o ad altre fonti informative diventa necessario solo in presenza di incertezze sulla corretta attribuzione del codice EER.

 

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