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Agevolazioni per le imprese certificate sulla parità di genere (UNI PdR 125:2022)
In uno scenario in cui la sostenibilità organizzativa e l’equità nei luoghi di lavoro diventano variabili strutturali per la competitività delle imprese, la certificazione della parità di genere prevista dalla Legge 5 novembre 2021, n. 162 rappresenta un passaggio chiave nell’evoluzione del sistema di welfare aziendale italiano. Conseguire la certificazione secondo la prassi UNI/PdR 125:2022 non è solo un presidio di reputazione: genera benefici economici diretti, misurabili e ricorrenti.
In cosa consiste e a chi si applica
La certificazione della parità di genere è stata regolata dalla Legge 5 novembre 2021, n. 162, che ha modificato il Decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 (Codice delle pari opportunità), e dalla Legge 30 dicembre 2021, n. 234, art. 1, commi 145-147. Lo standard tecnico di riferimento è la prassi UNI/PdR 125:2022, pubblicata dall’Ente Nazionale Italiano di Normazione.
La certificazione si applica a qualsiasi organizzazione, pubblica o privata, indipendentemente dalla dimensione e dal settore. Il percorso di certificazione valuta sei aree tematiche attraverso 33 KPI di tipo qualitativo e quantitativo: cultura e strategia, governance, processi HR, opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda, equità remunerativa per genere, tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro. Il raggiungimento complessivo del 60% del punteggio è necessario per ottenere la certificazione. La certificazione ha validità triennale ed è soggetta a monitoraggio annuale.
Agevolazioni previste
Esonero contributivo INPS
L’articolo 5 della Legge Gribaudo prevede un esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali, in misura non superiore all’1% e nel limite massimo di 50.000 euro annui, per ciascuna impresa che consegua la certificazione della parità di genere.
Il beneficio è riparametrato su base mensile e viene utilizzato per ridurre i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro in relazione alle mensilità di validità della certificazione della parità di genere. La soglia massima di esonero per periodo di paga mensile è pari a 4.166,66 euro. L’esonero non si applica ai premi e ai contributi dovuti all’INAIL, ad alcuni fondi previdenziali specifici e ai contributi per la formazione continua.
Premialità negli appalti pubblici
L’art. 108, comma 7, del D.Lgs. n. 36/2023, nell’attuale formulazione, stabilisce che le stazioni appaltanti prevedono, nei bandi di gara, negli avvisi e negli inviti, il maggior punteggio da attribuire alle imprese per l’adozione di politiche tese al raggiungimento della parità di genere, comprovata dal possesso della certificazione della parità di genere.
L’art. 106, comma 8, del Codice prevede una riduzione della garanzia del 20%, cumulabile con tutte le altre riduzioni previste dalla legge, in caso di possesso della certificazione della parità di genere.
Premialità per fondi europei e aiuti di Stato
Alle aziende che siano in possesso della certificazione della parità di genere è riconosciuto un punteggio premiale per la valutazione di proposte progettuali, da parte di autorità titolari di fondi europei nazionali e regionali, ai fini della concessione di aiuti di Stato a cofinanziamento degli investimenti sostenuti.
Anticipare la certificazione UNI/PdR 125:2022 significa trasformare un adempimento volontario in una leva competitiva strutturale: riduzione del costo del lavoro, accesso preferenziale agli appalti pubblici, migliore posizionamento nei bandi europei e rafforzamento del profilo ESG.
Effe Diligence affianca le imprese in ogni fase del percorso, dalla gap analysis iniziale fino al conseguimento e al mantenimento della certificazione.


