La gestione dei rifiuti nel settore tessile
Il settore tessile è uno dei più impattanti dal punto di vista ambientale: si stima che, sul totale di rifiuti tessili prodotti in UE, circa il 20% dei quali provenienti da scarti di produzione e merce invenduta, solo il 30% venga destinato al riciclo. Un fattore, questo, che evidenzia un’inefficienza nella filiera di gestione e smaltimento dei rifiuti di questo settore produttivo.
Negli ultimi anni, il settore tessile ha subito un’attenzione particolare, con l’introduzione di normative europee sull’economia circolare che hanno obbligato i suoi Paesi membri, Italia inclusa, a stabilire l’adozione di pratiche sostenibili, dalla fase di progettazione a quella di gestione degli scarti, costituendo un approccio integrato che comprende raccolta differenziata e smaltimento responsabile.
Iter vigente di smaltimento dei rifiuti tessili
La gestione dei rifiuti, inclusi quelli tessili, viene regolata dal D.Lgs. 152/2006. L’iter di smaltimento ha inizio con l’identificazione del rifiuto, mediante attribuzione dei corretti codici EER, al quale segue la compilazione del registro di carico (attestante la natura e la quantità di rifiuto prodotto) e scarico (attestante l’operazione di affidamento del rifiuto a trasportatore autorizzato) e del FIR (Formulario di Identificazione Rifiuti), documento di accompagnamento del trasporto del rifiuto.
A queste adempienze, la normativa affianca l’eventuale obbligatorietà, per aziende rispondenti a determinati requisiti, di iscrizione al RENTRI (Sistema di Tracciabilità Rifiuti) e di presentazione del MUD (Modello Unico di Dichiarazione ambientale).
Le ultime novità
Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 116/2020, in Italia vige dal 2022 l’obbligo di raccolta differenziata dei tessili, marcato dall’ulteriore obbligo introdotto dall’Unione Europea a partire da gennaio 2025.
Sempre nel 2025, sono state stabilite a livello europeo delle norme armonizzate sul regime EPR anche per il tessile, attraverso le quali è stata allargata la Responsabilità Estesa del Produttore fino ad includere anche le materie tessili. Questo significa che a tutte le aziende del settore verrà fatto obbligo di farsi carico dei costi di gestione dei rifiuti derivanti dalle loro attività, attraverso il pagamento di una tariffa finalizzata a contribuire al finanziamento collettivo di raccolta e trattamento dei rifiuti in via proporzionale ai volumi e al grado di sostenibilità intrapreso dall’azienda nello smaltimento degli stessi. L’entrata in vigore su suolo nazionale del regime EPR tessile è attesa entro inizio 2026, secondo quanto pubblicato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Il futuro della gestione dei rifiuti nel settore tessile è quindi orientato alla trasparenza, mediante l’introduzione dell’obbligo per i produttori di fornire informazioni chiare sulla sostenibilità dei prodotti e sulle modalità corrette di conferimento dei rifiuti.
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