Nuova ISO 9001: pubblicazione il 16 settembre 2026
Nuova ISO 9001: pubblicazione il 16 settembre 2026

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11/09/2026

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Business | Certificazioni
Il 16 settembre 2026 esce la sesta edizione della ISO 9001, che sostituisce la 2015 e il suo emendamento sul clima. Le novità di merito riguardano contesto, leadership e pianificazione, mentre le regole per il passaggio dei certificati non sono ancora state emesse.

Il sistema di gestione per la qualità è da trent’anni il linguaggio comune con cui imprese, clienti e committenti pubblici si riconoscono. La norma che lo definisce sta per cambiare edizione e, come accade a ogni revisione, il calendario conta quanto il contenuto. Conoscere in anticipo tempi e novità permette di distinguere ciò che va fatto subito da ciò che può attendere.

A che punto è il percorso di revisione

Il 10 luglio 2026 si è chiuso il voto sul draft finale della norma, il Final Draft International Standard che nell’iter ISO precede la pubblicazione. Il progetto è passato allo stage 60.00, quello che l’International Organization for Standardization riserva alle norme in corso di pubblicazione, e il comitato tecnico ISO/TC 176/SC 2 ha indicato il 16 settembre 2026 come data di uscita della sesta edizione.

La nuova edizione sostituirà la ISO 9001:2015 insieme all’emendamento del 2024 che aveva portato il cambiamento climatico dentro le norme sui sistemi di gestione. Fino alla pubblicazione effettiva la designazione con l’anno non è attribuita in modo formale, ed è questo il motivo per cui sulle banche dati internazionali la norma compare ancora senza millesimo.

Che cosa cambia rispetto alla ISO 9001:2015

Il draft finale non riscrive la norma. Restano la struttura armonizzata comune a tutti gli standard sui sistemi di gestione e i dieci punti dell’indice, e gran parte degli interventi è di natura redazionale, con una terminologia resa più uniforme e più termini definiti direttamente nel testo invece che per rinvio ad altri documenti. Le novità di merito si concentrano in pochi punti.

  • Punto 4, contesto dell’organizzazione. Cambiamento climatico e sostenibilità entrano in modo esplicito tra i fattori da considerare, mentre nell’edizione 2015 erano arrivati solo con l’emendamento del 2024.
  • Punto 5, leadership. Cultura della qualità e comportamento etico diventano una responsabilità dichiarata della direzione, che nel testo del 2015 non era formulata in questi termini.
  • Punto 6, pianificazione. Rischi e opportunità vengono trattati separatamente, mentre la 2015 li teneva insieme in un unico requisito.
  • Punto 7, supporto. La consapevolezza richiesta a chi lavora in azienda si estende alla cultura della qualità e al comportamento etico.
  • Punto 10, miglioramento. Il ruolo della direzione nel sostenere il miglioramento continuo diventa più esplicito e va oltre la sola gestione delle azioni correttive.

Restano sostanzialmente invariati i punti su attività operative e valutazione delle prestazioni, dove gli interventi sono soprattutto terminologici. Monitoraggio, misurazione, audit interni e riesame di direzione non cambiano nella sostanza. Viene invece ampliato l’Annex A, l’allegato che spiega come leggere e applicare i requisiti, che resta informativo e non aggiunge obblighi.

Per un’azienda con un sistema di gestione già funzionante il passaggio somiglia più a un aggiornamento dell’analisi del contesto e dei documenti della direzione che a una riscrittura del sistema. Il lavoro si concentra sui primi punti della norma, mentre le procedure operative restano in larga parte quelle di oggi.

Perché il conto alla rovescia non è ancora partito

Nelle revisioni precedenti il periodo entro cui adeguare i certificati veniva fissato dall’International Accreditation Forum, l’organismo che coordinava a livello mondiale gli enti di accreditamento. Quell’organismo ha cessato le operazioni il 1° gennaio 2026 e si è fuso con l’omologo del settore laboratori in Global ACI, la nuova struttura che dalla stessa data governa il sistema internazionale di accreditamento.

Una risoluzione adottata nell’ottobre 2025 affida proprio alla nuova struttura il compito di predisporre i requisiti di transizione per la ISO 9001 e per la ISO 14001. A inizio settembre 2026 il documento relativo alla ISO 9001 non risulta emesso e nemmeno numerato, e neppure Accredia ha diffuso circolari sulla transizione della norma per la qualità. Il periodo di adeguamento, quindi, non è ancora cominciato.

Il precedente della norma ambientale come riferimento

Un’indicazione utile arriva dalla revisione già conclusa della norma sui sistemi di gestione ambientale. Con la circolare informativa DC 14/2026 del 16 aprile 2026 Accredia ha aperto la transizione alla ISO 14001:2026 il 30 aprile 2026, ha fissato al 30 ottobre 2027 il termine oltre il quale non possono più essere emessi certificati nell’edizione 2015 e al 30 aprile 2029 la fine della validità dei certificati non transitati.

Lo schema è quello consueto, diciotto mesi per chiudere le nuove emissioni sulla vecchia edizione e trentasei per completare il passaggio. È ragionevole attendersi una struttura analoga anche per la qualità, ma finché il documento non esce resta una previsione e non una regola.

Cosa cambia per chi ha un certificato in corso

Nell’immediato non cambia nulla. I certificati emessi nell’edizione 2015 restano pienamente validi, gli audit di sorveglianza proseguono sul testo attuale e nessun organismo di certificazione può richiedere l’adeguamento prima che le regole di transizione siano pubblicate.

Il tempo che separa dalla pubblicazione conviene però usarlo. La prima informazione da avere sotto mano è la data di scadenza del certificato in corso, perché sarà quella a determinare se il passaggio ricadrà in sede di rinnovo o durante una visita di sorveglianza, con impatti diversi su tempi e costi. La seconda è lo stato effettivo della documentazione del sistema, cioè quanto sia aggiornata rispetto all’organizzazione reale dell’azienda e non a quella descritta anni fa. Un sistema allineato affronta qualsiasi transizione come un aggiornamento, un sistema fermo la affronta come una riscrittura.

La gap analysis vera e propria, cioè il confronto puntuale tra il sistema esistente e i nuovi requisiti, si fa sul testo pubblicato e non sul draft. Nel frattempo l’analisi del contesto e i documenti che descrivono il ruolo della direzione sono i punti su cui l’azienda può già lavorare, perché è lì che si concentrano le novità.

Un passaggio da governare, non da subire

Ogni cambio di edizione produce lo stesso effetto, una corsa concentrata negli ultimi mesi utili, con costi più alti e disponibilità degli organismi di certificazione ridotta. Chi si muove nella finestra iniziale ottiene invece un vantaggio competitivo concreto, perché adegua il sistema con i tempi dell’azienda e non con quelli della scadenza. Affianchiamo le imprese nella lettura delle nuove edizioni delle norme, nell’analisi degli scostamenti rispetto al sistema esistente e nella preparazione degli audit di transizione, per trasformare un adempimento in un’occasione di revisione dei processi.

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