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CSRD: la soglia sale a 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro
CSRD: la soglia sale a 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro

data

30/07/2026

CATEGORIA

Business | Sostenibilità
Con la Direttiva (UE) 2026/470 del pacchetto Omnibus, l'obbligo di rendicontazione di sostenibilità si applica solo alle imprese con oltre 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di euro di fatturato netto. Cambiano perimetro e tempistiche per migliaia di aziende.
ALLEGATI
Direttiva (UE) 2026/470 (pacchetto Omnibus)

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In uno scenario regolatorio in cui la sostenibilità è diventata una dimensione strutturale del reporting d’impresa, l’Unione Europea ha scelto di semplificare senza smantellare il proprio impianto. Con la Direttiva (UE) 2026/470, parte del pacchetto Omnibus, cambiano il perimetro e i tempi degli obblighi di rendicontazione di sostenibilità, con effetti diretti su migliaia di imprese italiane.

Dalla CSRD al pacchetto Omnibus

La Direttiva (UE) 2022/2464, nota come CSRD, aveva esteso in modo progressivo l’obbligo di rendicontazione di sostenibilità a una platea crescente di imprese, secondo gli standard europei ESRS. Il pacchetto Omnibus interviene su quell’impianto per ridurne gli oneri. La Direttiva (UE) 2026/470, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 26 febbraio 2026 ed entrata in vigore il 18 marzo 2026, modifica sia la CSRD sia la Direttiva (UE) 2024/1760 sul dovere di diligenza delle imprese. Gli Stati membri hanno dodici mesi di tempo per il recepimento delle disposizioni sulla rendicontazione di sostenibilità.

Le nuove soglie: chi resta obbligato alla rendicontazione

La modifica di maggiore impatto riguarda l’ambito soggettivo. Con le nuove soglie, l’obbligo di rendicontazione di sostenibilità si applica alle imprese che superano contemporaneamente due parametri: più di 1.000 dipendenti in media nell’esercizio e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro. La combinazione dei due criteri innalza in modo netto la soglia rispetto al regime precedente, che si fermava a 250 dipendenti.

L’effetto pratico è una riduzione consistente del numero di imprese direttamente obbligate. Molte realtà che rientravano nel perimetro originario della CSRD ne restano fuori e potranno orientarsi verso una rendicontazione volontaria, calibrata sulle proprie dimensioni.

Dal rinvio del 2025 al nuovo perimetro permanente

Il percorso di semplificazione era partito nell’aprile 2025 con la direttiva che aveva rinviato di due anni, secondo il meccanismo noto come “stop the clock”, gli obblighi per le imprese non ancora entrate nel regime. La Direttiva (UE) 2026/470 va oltre quel rinvio temporaneo e ridisegna in modo permanente il perimetro attraverso le nuove soglie dimensionali. Le imprese della seconda ondata, le grandi imprese non quotate originariamente tenute a rendicontare dall’esercizio 2025, presenteranno il primo report sull’esercizio 2027, ma solo se superano le nuove soglie di 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato. Le piccole e medie imprese quotate della terza ondata, originariamente attese sull’esercizio 2026, escono invece in modo permanente dall’obbligo di rendicontazione CSRD.

Il nuovo perimetro riguarda anche le imprese che rendicontano già dall’esercizio 2024. Restano soggette all’obbligo, con la possibilità di un’esenzione transitoria per gli esercizi 2025 e 2026 secondo le modalità di recepimento scelte da ciascuno Stato membro, e dall’esercizio 2027 rientrano stabilmente nel perimetro ridefinito dalle nuove soglie.

Standard ESRS rivisti e rendicontazione volontaria per le PMI

Il pacchetto interviene anche sul contenuto della rendicontazione. È prevista una revisione degli standard ESRS, con l’obiettivo di ridurre il numero di informazioni richieste, destinata ad applicarsi a partire dall’esercizio 2027. Per le imprese di minori dimensioni presenti nelle catene di fornitura, il riferimento diventa lo standard volontario VSME elaborato in ambito europeo, pensato per contenere le richieste informative che le grandi imprese possono rivolgere ai propri fornitori.

Che cosa cambia per l’impresa

La semplificazione non equivale a un ridimensionamento della sostenibilità come fattore competitivo. Anche le imprese che escono dall’obbligo continuano a operare in un mercato in cui banche, clienti e filiere chiedono informazioni di sostenibilità strutturate. Distinguere con precisione tra ciò che è obbligatorio e ciò che è volontario consente di dimensionare l’impegno in modo proporzionato, senza rinunciare al valore reputazionale e finanziario di una rendicontazione credibile.

Supportiamo le imprese nel verificare la propria collocazione rispetto alle nuove soglie, nel definire un percorso di rendicontazione proporzionato e nell’adozione degli standard più adatti, trasformando un quadro normativo in evoluzione in una strategia di sostenibilità solida nel tempo.

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