Cos’è la certificazione
La UNI/PdR 192:2026 è la prassi di riferimento pubblicata da UNI, l’Ente Italiano di Normazione, il 14 aprile 2026. Il documento, intitolato “Sistema di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro. Requisiti e raccomandazioni per il benessere delle famiglie”, è stato promosso dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento. Definisce i requisiti di un sistema di gestione che struttura in modo verificabile le politiche aziendali su genitorialità , equilibrio tra tempi di vita e di lavoro, carichi di cura e benessere organizzativo.
La prassi si fonda su indicatori di prestazione qualitativi e quantitativi distribuiti su sette aree di misurazione:
- Organizzazione del lavoro e flessibilità oraria e spaziale
- Maternità e rientro al lavoro
- Paternità e congedi parentali
- Carichi di cura familiare e supporto ai caregiver
- Salute e benessere delle persone
- Welfare economico aziendale e servizi alla famiglia
- Sviluppo professionale e continuità di carriera
Non si tratta di un riconoscimento una tantum. La conformità ai requisiti viene accertata attraverso una valutazione di terza parte condotta da un organismo di certificazione, con audit periodici e miglioramento continuo degli indicatori nel tempo.
A chi si rivolge
Perché certificarsi
La capacità di trattenere le persone e di sostenere la genitorialità è oggi una variabile strutturale nella competitività delle imprese. In questo scenario la certificazione UNI/PdR 192 offre alle organizzazioni un presidio concreto per misurare e dimostrare le proprie politiche di conciliazione, superando il piano delle dichiarazioni di intenti. Il legislatore ha collegato la certificazione a un beneficio economico diretto.
L’articolo 6 del decreto legge 30 aprile 2026, n. 62, convertito con modificazioni dalla legge 25 giugno 2026, n. 112, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 giugno 2026, prevede quanto segue:
- Esonero contributivo: per gli anni 2026, 2027 e 2028 è riconosciuto alle aziende certificate un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, in misura non superiore all’1 per cento e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna azienda, nel rispetto della normativa in materia di aiuti di Stato.
- Risorse dedicate: il limite di spesa è fissato in 7 milioni di euro per il 2026 e in 12 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028.
- Attuazione: le modalità di applicazione, le procedure di acquisizione delle certificazioni e il periodo di validità sono definiti da un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, adottato di concerto con l’Autorità politica delegata alle politiche per la famiglia e con il Ministro dell’economia e delle finanze, previsto entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione.
L’esonero è quindi previsto dalla norma primaria, ma la sua fruizione in denuncia contributiva diventerà operativa con la pubblicazione del decreto attuativo e delle successive istruzioni INPS. Le organizzazioni che avviano oggi il percorso saranno in possesso della certificazione nel momento in cui il quadro attuativo sarà completo.
Oltre al beneficio contributivo, la certificazione si configura come leva reputazionale e organizzativa. Rafforza il posizionamento verso clienti, partner e investitori attenti ai criteri ESG, migliora l’attrattività come datore di lavoro e fornisce dati strutturati utili alla rendicontazione di sostenibilità .
Cosa cambia in azienda
Adottare un sistema di gestione conforme alla UNI/PdR 192 produce effetti misurabili su più dimensioni dell’organizzazione.
Sul piano interno, la costruzione dei KPI impone di raccogliere dati oggi spesso non monitorati: tassi di rientro dopo la maternità , utilizzo effettivo dei congedi di paternità , accesso al lavoro agile per fasce di ruolo, fruizione dei permessi per assistenza familiare. L’analisi porta alla luce squilibri latenti e consente di pianificare azioni correttive verificabili.
Sul piano delle risorse umane, le politiche di conciliazione strutturate incidono sulla continuità di carriera dopo i periodi di assenza e sulla capacità di trattenere le professionalità con responsabilità di cura. La certificazione rende questo impegno riconoscibile anche in fase di selezione.
Sul piano competitivo, la valutazione di terza parte distingue l’organizzazione in un mercato in cui committenti pubblici e privati chiedono evidenze documentate sulle politiche sociali, e fornisce indicatori coerenti con i sistemi di rendicontazione di sostenibilità già adottati.



