Cos’è la certificazione
La prassi si fonda sull’adozione di indicatori prestazionali (KPI) distribuiti su sei aree di valutazione, misurabili e confrontabili nel tempo. Per ottenere la certificazione UNI/PdR 125, le organizzazioni devono raggiungere un punteggio complessivo ponderato di almeno il 60%. Un organismo terzo accreditato da Accredia verifica il raggiungimento della soglia. La certificazione ha validità triennale con monitoraggio annuale
A chi si rivolge
Le micro, piccole e medie imprese beneficiano di un principio di proporzionalità: i KPI e le soglie di valutazione si calibrano sulla dimensione dell’organizzazione. Questo rende il percorso accessibile anche alle realtà con strutture HR non formalizzate. Le sole PMI possono inoltre accedere a contributi pubblici a copertura parziale dei costi di assistenza tecnica e certificazione, nell’ambito delle risorse PNRR.
Perchè certificarsi
La sostenibilità e l’inclusione sono oggi variabili strutturali nella valutazione delle imprese. In questo scenario, la certificazione UNI/PdR 125 offre alle organizzazioni un presidio concreto per misurare e dimostrare il proprio impegno sulla parità di genere.
La Legge 5 novembre 2021, n. 162 e i decreti attuativi successivi definiscono i benefici normativi ed economici:
- Esonero contributivo: le aziende del settore privato certificate accedono a un esonero pari all’1% dei contributi previdenziali complessivi. Il tetto massimo è di 50.000 euro annui per beneficiario.
- Premialità nelle gare pubbliche: il D.Lgs. 36/2023 (Codice dei Contratti Pubblici) riconosce alle aziende certificate un punteggio premiale nelle gare d’appalto. La riduzione delle garanzie di partecipazione può arrivare al 20%.
- Accesso agevolato ai finanziamenti: le aziende certificate ottengono punteggi premianti per la valutazione di proposte progettuali ai fini della concessione di aiuti di Stato, fondi nazionali e regionali.
Oltre agli incentivi economici, la certificazione si configura come leva di competitività. Rafforza la reputazione aziendale verso clienti, partner e investitori. Migliora, inoltre, l’attrattività come datore di lavoro e contribuisce alla coerenza con i sistemi di rendicontazione ESG e i bilanci di sostenibilità.
Cosa cambia in azienda
Sul piano interno, la strutturazione dei KPI obbliga a raccogliere e analizzare dati disaggregati per genere. L’analisi copre retribuzione, accesso alle posizioni apicali, politiche di genitorialità e crescita professionale. Questo processo porta alla luce eventuali squilibri latenti e consente di pianificare azioni correttive concrete, non dichiarative.
Sul piano competitivo, la certificazione accreditata distingue l’organizzazione in un mercato sempre più attento ai criteri ESG. Rappresenta inoltre uno strumento di differenziazione verso clienti corporate, enti pubblici e investitori istituzionali che richiedono trasparenza sulle politiche di inclusione.
Sul piano delle risorse umane, le organizzazioni certificate registrano un miglioramento del clima interno, una maggiore coesione tra i gruppi di lavoro e una riduzione del turnover, in particolare tra le figure femminili con responsabilità apicali.
Il supporto di Effe Diligence
Il percorso parte dall’analisi dei dati aziendali disaggregati per genere nelle sei aree previste dalla prassi: cultura e strategia, governance, processi HR, opportunità di crescita e inclusione, equità remunerativa e tutela della genitorialità. Su questa base identifichiamo le aree di miglioramento prioritarie e definiamo le azioni correttive. Il risultato è una documentazione completa del sistema di gestione.
Effe Diligence supporta l’organizzazione nella misurazione dei KPI, e nella predisposizione della politica di parità. Il servizio include anche il riesame della direzione e la gestione del monitoraggio annuale per il mantenimento della certificazione.



