Infortuni sul lavoro: 213.985 denunce nel primo semestre 2026
Infortuni sul lavoro: 213.985 denunce nel primo semestre 2026

data

16/09/2026

CATEGORIA

Business | Sicurezza
Gli open data INAIL rilevati al 30 giugno 2026 registrano 213.985 denunce di infortunio in occasione di lavoro nel primo semestre, in crescita del 4,7 per cento, con un tasso di incidenza di 880 ogni 100.000 occupati. I casi mortali denunciati scendono a 482 (-4,0%) e le denunce di malattia professionale salgono a 59.480 (+16,7%).
ALLEGATI
Denunce di infortuni e malattie professionali, i dati Inail di giugno
Open Data INAIL
Istat, Occupati e disoccupati giugno 2026

Servizi correlati
Sicurezza sul Lavoro
Formazione in aula

Nel primo semestre del 2026 le denunce di infortunio, cioè le comunicazioni che datori di lavoro e medici trasmettono all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, sono state 213.985 per gli eventi avvenuti in occasione di lavoro, contro le 204.364 dello stesso periodo del 2025, con una crescita del 4,7 per cento. Agli eventi in occasione di lavoro si aggiungono 49.166 infortuni in itinere, cioè avvenuti nel tragitto fra abitazione e luogo di lavoro, e 52.301 denunce della gestione studenti, per un totale complessivo di 315.452 denunce contro le 299.130 del primo semestre 2025.

Il dato viene dagli open data pubblicati dall’Istituto il 3 agosto 2026 e rilevati al 30 giugno 2026. In uno scenario in cui l’occupazione cresce dello 0,5 per cento su base annua un aumento delle denunce di quasi cinque punti non può essere spiegato dalla sola dinamica della base occupazionale.

Il quadro del primo semestre 2026

Il confronto fra i due semestri restituisce un andamento non uniforme. Gli infortuni complessivi crescono, i casi mortali diminuiscono in tutte le componenti, gli infortuni in itinere aumentano quasi il doppio della media e le malattie professionali registrano l’incremento più marcato.

Indicatore Gennaio-giugno 2025 Gennaio-giugno 2026 Variazione
Denunce di infortunio (totale, compresa la gestione studenti) 299.130 315.452 +5,5%
Denunce in occasione di lavoro 204.364 213.985 +4,7%
Casi mortali in occasione di lavoro 357 342 -4,2%
Infortuni in itinere 45.185 49.166 +8,8%
Casi mortali in itinere 138 128 -7,2%
Casi mortali denunciati (totale) 502 482 -4,0%
Denunce di malattia professionale 50.986 59.480 +16,7%
Incidenza in occasione di lavoro ogni 100.000 occupati 845 880 +4,1%
Fonte INAIL, open data rilevati al 30 giugno 2026 e pubblicati il 3 agosto 2026.

Perché l’incidenza ogni 100.000 occupati pesa più del numero assoluto

Il numero assoluto delle denunce, da solo, non consente di distinguere fra un aumento del rischio e un aumento della platea esposta. L’Istituto pubblica per questo un tasso di incidenza, cioè il rapporto fra le denunce di infortunio in occasione di lavoro e il numero di occupati rilevato dall’Istat nel mese di riferimento, riportato a 100.000 unità. Il denominatore sono quindi gli occupati Istat in dato provvisorio e non i soli lavoratori assicurati dall’Istituto, differenza che conviene tenere presente quando si confronta il valore nazionale con il proprio. Nel primo semestre 2026 il valore è 880 ogni 100.000 occupati, contro gli 845 dello stesso periodo del 2025, con una crescita del 4,1 per cento.

La serie storica aiuta a collocare il dato. Nel confronto con giugno 2019, ultimo periodo precedente alla discontinuità legata alla pandemia, l’Istituto indica un valore di 977 denunce ogni 100.000 occupati. L’incidenza attuale resta quindi circa il 10 per cento sotto il livello di sette anni fa, ma la distanza si sta riducendo perché il valore ha ripreso a salire.

Il confronto con i dati Istat conferma la lettura. Secondo il comunicato Istat del 30 luglio 2026 gli occupati a giugno 2026 sono 24 milioni e 310 mila, in aumento di 131 mila unità rispetto a giugno 2025, pari a un più 0,5 per cento, con un tasso di occupazione al 62,9 per cento e un tasso di disoccupazione al 5,7 per cento. La crescita delle denunce in occasione di lavoro, pari al 4,7 per cento, è quindi quasi dieci volte quella dell’occupazione, e la differenza si scarica per intero sull’indice di incidenza.

Casi mortali in calo e infortuni in itinere in aumento

I casi mortali denunciati nel primo semestre 2026 sono 482, contro i 502 dello stesso periodo del 2025, con una diminuzione del 4,0 per cento. L’aggregato si scompone in 342 casi avvenuti in occasione di lavoro, in calo del 4,2 per cento rispetto ai 357 del 2025, 128 casi in itinere, in calo del 7,2 per cento rispetto ai 138 dell’anno precedente, e 12 casi nella gestione studenti, che erano 7.

Il quadro cambia guardando al complesso degli infortuni in itinere, che passano da 45.185 a 49.166 con un aumento dell’8,8 per cento, quasi il doppio della crescita registrata dagli eventi in occasione di lavoro. Sommando le due componenti, le denunce riferite ai lavoratori assicurati sono 263.151 e il tragitto fra casa e lavoro ne rappresenta circa un quinto. È un ambito in cui il datore di lavoro ha margini di intervento reali, attraverso l’organizzazione degli orari, la gestione delle trasferte, gli accordi di mobilità aziendale e la formazione sulla guida sicura. La divergenza fra eventi in crescita e casi mortali in calo indica una prevalenza di eventi a minore gravità, ma non consente conclusioni definitive senza l’analisi dei giorni di assenza, che l’Istituto pubblica in una fase successiva del consolidamento.

Le malattie professionali crescono tre volte più degli infortuni

Il movimento più rilevante della rilevazione riguarda le malattie professionali, cioè le patologie contratte nell’esercizio dell’attività lavorativa e riconducibili al rischio presente in azienda. Le denunce salgono da 50.986 a 59.480, con una crescita del 16,7 per cento, oltre tre volte quella registrata dalle denunce di infortunio in occasione di lavoro, e confermano una tendenza in atto da diversi esercizi.

Su questo indicatore occorre una precisazione metodologica. Il dato conta le denunce presentate, non i casi riconosciuti come di origine professionale a esito dell’istruttoria. Una parte dell’aumento è quindi riconducibile alla maggiore emersione delle patologie, favorita dalla crescita della consapevolezza dei lavoratori e dei medici competenti oltre che dall’affinamento dei percorsi di segnalazione. La rilevanza per l’impresa non cambia, perché la denuncia attiva comunque un procedimento che coinvolge la valutazione dei rischi aziendale e la documentazione della sorveglianza sanitaria.

Dove si concentra l’aumento fra gestioni, genere ed età

La distribuzione della crescita non è omogenea. Nella gestione industria e servizi, cioè la gestione assicurativa che copre la generalità delle imprese private, le denunce in occasione di lavoro sono 191.096 con un aumento del 4,7 per cento, in agricoltura sono 11.350 con un calo dello 0,8 per cento, mentre nella gestione per conto dello Stato, che riguarda il personale delle amministrazioni statali e della scuola, arrivano a 11.539 con una crescita del 10,6 per cento. I casi mortali si distribuiscono in 293 nell’industria e servizi, 44 in agricoltura e 5 nella gestione per conto dello Stato.

Sul piano di genere le denunce riferite a lavoratrici sono 70.528, con un aumento del 6,2 per cento, superiore al più 4,0 per cento registrato per i lavoratori, che si fermano a 143.457 casi. La lettura per classi di età mostra che l’incremento maggiore riguarda la fascia 60-69 anni, con un più 10,1 per cento, seguita dalla fascia 20-29 anni con un più 6,7 per cento. Il dato sulle età più elevate intercetta l’invecchiamento della popolazione occupata e richiama un obbligo spesso trascurato, perché il D.Lgs. 81/2008 impone che la valutazione dei rischi tenga conto anche dell’età dei lavoratori.

Sul piano territoriale gli aumenti più marcati riguardano la Sicilia con un più 11,1 per cento, il Lazio con un più 10,6 per cento e il Molise con un più 8,9 per cento, mentre registrano una lieve flessione le province autonome di Trento e Bolzano e la Valle d’Aosta. Fuori dal perimetro dei lavoratori assicurati la gestione studenti registra 52.301 denunce, in crescita del 5,5 per cento, con 12 casi mortali.

Il quadro occupazionale toscano

Sul territorio regionale il quadro occupazionale è più favorevole della media nazionale. L’elaborazione dell’Ufficio regionale di statistica sui dati Istat del primo trimestre 2026, diffusa il 16 luglio 2026, indica per la Toscana un tasso di disoccupazione al 4,4 per cento, in calo rispetto al 5,0 per cento del primo trimestre 2025, e un aumento di 12 mila occupati, pari a un più 0,7 per cento. La Toscana non compare fra le regioni con gli aumenti infortunistici più marcati indicati dall’Istituto, ma una base occupazionale che cresce più della media nazionale sposta il peso del presidio sulle nuove assunzioni e sulla formazione di ingresso.

I limiti della rilevazione

I limiti di questi dati vanno dichiarati, perché ne definiscono l’uso corretto. Si tratta di dati provvisori, rilevati al 30 giugno 2026 e pubblicati il 3 agosto 2026, soggetti a consolidamento nei mesi successivi, e il confronto avviene fra due rilevazioni omogenee per data di estrazione. Il conteggio si basa sulle denunce presentate e non sugli eventi accertati, il che vale sia per gli infortuni sia per le malattie professionali, quindi le variazioni misurano anche la propensione a denunciare e non solo l’andamento del fenomeno. Il perimetro dei dati dell’Istituto è nazionale, con la sola eccezione del riferimento regionale, che deriva da una fonte diversa e riguarda l’occupazione, non l’andamento infortunistico. Il confronto fra periodi, infine, risente della diversa distribuzione delle giornate lavorative e delle festività, variabile che l’Istituto segnala come rilevante nelle comparazioni infrannuali.

Che cosa guardare nei propri numeri

I dati nazionali servono all’impresa se diventano un termine di paragone per i propri. Quattro verifiche danno un esito riconoscibile e si fanno sui documenti già in azienda, cioè il registro degli infortuni ricostruibile dalle denunce trasmesse, il documento di valutazione dei rischi e le comunicazioni del medico competente.

  1. Rapportare gli infortuni denunciati negli ultimi dodici mesi al numero medio di addetti e riportare il valore a 100.000. L’esito colloca l’azienda sopra o sotto l’incidenza nazionale di 880 ogni 100.000 occupati.
  2. Contare quanti degli eventi denunciati sono avvenuti in itinere. Se superano un quinto del totale, la mobilità dei lavoratori pesa più della media nazionale e va trattata nel documento di valutazione dei rischi.
  3. Verificare se il documento di valutazione dei rischi contiene una valutazione riferita all’età dei lavoratori. L’esito è binario, la sezione c’è oppure manca, e in questo secondo caso l’aggiornamento è dovuto.
  4. Verificare se nell’ultimo triennio sono arrivate denunce di malattia professionale riferite all’azienda. Se ne esiste anche una sola, la coerenza fra valutazione dei rischi e sorveglianza sanitaria è già oggetto di istruttoria.

Che cosa dicono questi numeri all’impresa

La combinazione di tre dinamiche, ossia infortuni che crescono più dell’occupazione, malattie professionali in forte aumento e infortuni in itinere sopra la media, indica che il perimetro tradizionale della prevenzione non è più sufficiente. Il documento di valutazione dei rischi costruito attorno alle sole lavorazioni intercetta una parte del fenomeno, ma lascia scoperti gli ambiti che oggi crescono di più, ossia l’esposizione prolungata che genera patologia, la mobilità dei lavoratori e la condizione di chi lavora in età avanzata.

Le imprese che stanno ottenendo risultati misurabili sono quelle che hanno spostato l’attenzione dalla registrazione dell’evento alla sua anticipazione, integrando l’analisi dei mancati infortuni, l’aggiornamento della valutazione dei rischi a ogni cambiamento organizzativo e una sorveglianza sanitaria che dialoga con il documento di valutazione anziché restare un adempimento separato. È un percorso che produce effetti anche sul tasso applicato dall’Istituto e quindi sul costo assicurativo dell’impresa.

Affianchiamo le organizzazioni nell’analisi dei propri dati infortunistici, nell’aggiornamento del documento di valutazione dei rischi e nella progettazione dei percorsi formativi.

ALLEGATI
Denunce di infortuni e malattie professionali, i dati Inail di giugno
Open Data INAIL
Istat, Occupati e disoccupati giugno 2026

Servizi correlati
Sicurezza sul Lavoro
Formazione in aula
4
M

Servizi

Grazie all’ampio ventaglio di servizi offerti, supportiamo da sempre le imprese nell’implementazione del loro business model, attraverso l’analisi mirata dei bisogni e delle azioni volte al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

4
M

Chi siamo

La nostra mission è quella di accompagnare le imprese verso il miglioramento del loro business model, assicurando loro un’organizzazione che renda l’intero ecosistema compliant, innovativo e duraturo nei confronti di tuti gli stakeholders.

M

Insights

Servizi

Chi siamo

Contatti

Careers

Richiedi il tariffario relativo ai servizi di medicina del lavoro