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Giugno, 2021

Vaccinazioni in azienda: le linee guida del Garante Privacy

Il Garante per la Privacy, in seguito all’attivazione di punti vaccinali sul luogo di lavoro, ha istituito importanti linee guida per tutelare i dati personali dei lavoratori.

Anche se tale iniziativa è nata con lo scopo di rendere più semplice l’accesso alla vaccinazione, è subentrato il bisogno di rispettare la disciplina in materia di protezione dei dati (REG. UE 679/2016), in quanto l’attivazione dei punti vaccinali in azienda comporta trattamento di dati personali, anche relativi alla salute dei dipendenti (art. 4 e art. 15 GDPR).

È importante assicurare il rispetto del tradizionale riparto delle competenze tra medico competente e datore di lavoro sempre richiamato dal Garante e ribadito nell’ambito del documento denominato “Protezione dei dati: il ruolo del medico competente in materia di sicurezza sul luogo di lavoro, anche con riferimento al contesto emergenziale”. Il documento individua proprio nella titolarità del trattamento dei dati, attribuita al medico competente dal quadro normativo di settore, il principale elemento di garanzia per gli interessati sui luoghi di lavoro.

Non è consentito in nessun caso al datore di lavoro raccogliere, direttamente dagli interessati, tramite il medico competente, altri professionisti sanitari o strutture sanitarie, informazioni in merito a tutti gli aspetti relativi alla vaccinazione, ivi compresa l’intenzione o meno della lavoratrice o del lavoratore di aderire alla campagna, all’avvenuta somministrazione del vaccino e ad altri dati relativi alle condizioni di salute del lavoratore.

BASE GIURIDICA DEL TRATTAMENTO

Il trattamento dei dati sono espressamente affidati, anche dal protocollo e dalle Indicazioni ad interim, esclusivamente a professionisti sanitari (es. medico competente, altro personale medico o medici Inail – di seguito, congiuntamente,il professionista sanitario”). Il trattamento dei dati relativi alla vaccinazione presuppone valutazioni cliniche (fin dalla fase di individuazione delle dosi e della tipologia dei vaccini sulla base delle condizioni personali e de ll’anamnesi degli interessati) e comporta operazioni (somministrazione e registrazione) che, per propria natura, presuppongono necessariamente la competenza tecnica di personale sanitario dotato di specifica formazione.

La vaccinazione nei luoghi di lavoro deve avvenire con il supporto strumentale ed economico dei datori di lavoro, anche in forma associata, ai quali è altresì demandato il compito di promuovere l’iniziativa della vaccinazione presso i luoghi di lavoro fornendo, in particolare, alla generalità dei dipendenti, le indicazioni utili relative alle complessive caratteristiche del servizio vaccinale usufruibile in azienda e sottoposto alla supervisione dell’azienda sanitaria di riferimento, ad esempio, rendendo disponibile, anche sulla rete aziendale, documenti esplicativi. Tali attività di sensibilizzazione potranno avvenire con il supporto del medico competente, anche promuovendo apposite iniziative di comunicazione e informazione sulla vaccinazione anti SARS-CoV-2/Covid-19.

Il divieto per il datore di lavoro di trattare i dati personali relativi a tutti gli aspetti connessi alla vaccinazione dei propri dipendenti nasce dallo squilibrio gerarchico tra titolare e interessato nel contesto lavorativo, che renderebbe il consenso dei dipendenti non valido. In ogni caso, sulla base dello stato della regolazione attualmente in vigore e stante la libertà di scelta da parte delle persone in ambito vaccinale, non è peraltro consentito far derivare alcuna conseguenza, né positiva né negativa, in ragione della libera scelta del lavoratore in ordine all’adesione o meno alla campagna vaccinale.

 

    “Il divieto per il datore di lavoro di trattare i dati personali relativi a tutti gli aspetti connessi alla vaccinazione dei propri dipendenti nasce dallo squilibrio gerarchico tra titolare e interessato nel contesto lavorativo, che renderebbe il consenso dei dipendenti non valido.”

    RACCOLTA DELLE ADESIONI E PRENOTAZIONE DELLE DOSI

    Tenuto conto che l’informazione relativa all’adesione volontaria da parte della lavoratrice e del lavoratore deve essere trattata solo dal professionista sanitario opportunamente individuato “che potrà valutare preliminarmente specifiche condizioni di salute, nel rispetto della privacy, che indirizzino la vaccinazione in contesti sanitari specifici della Azienda Sanitaria di riferimento, che ne assicura la necessaria presa in carico(cfr. p. 5 “Indicazioni ad interim”) nonché ai fini dell’individuazione del numero delle dosi e della tipologia di siero/vaccino, il datore di lavoro, all’atto della presentazione del piano vaccinale aziendale all’ASL territorialmente competente, dovrà limitarsi , sulla base delle indicazioni fornite dal professionista sanitario, a indicare esclusivamente il numero complessivo dei vaccini necessari per la realizzazione dell’iniziativa. Nel piano, elaborato con il supporto del professionista sanitario e presentato dal datore di lavoro, non dovranno essere presenti elementi in grado di rivelare l’identità dei lavoratori aderenti all’iniziativa.

    Il professionista sanitario, una volta raccolte le adesioni, provvederà a pianificare le sedute vaccinali adottando, nel trattamento dei dati, delle misure tecniche e organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio, potendo a tal fine avvalersi del supporto, anche economico, del datore di lavoro.

    Nei casi in cui il datore di lavoro ricorra a strutture sanitarie private ovvero, in assenza del medico competente, alle strutture territoriali dell’Inail, lo stesso adotterà iniziative per consentire ai dipendenti, qualora intendano aderire all’iniziativa, di rivolgersi direttamente alle predette strutture.

    PIANIFICAZIONI DELLE VACCINAZIONI

    Il datore di lavoro, attraverso le competenti funzioni interne, potrà fornire al professionista sanitario indicazioni e criteri in ordine alle modalità di programmazione delle sedute vaccinali, senza però trattare dati personali relativi alle adesioni di lavoratrici e lavoratori identificati o identificabili.

    SOMMINISTRAZIONE E REGISTRAZIONE DEL VACCINO

    La somministrazione del vaccino è riservata ad operatori sanitari in possesso di adeguata formazione e deve essere effettuata all’interno di locali idonei (con caratteristiche tali da evitare per quanto possibile di conoscere, da parte di colleghi o di terzi, l’identità dei dipendenti che hanno scelto di aderire alla campagna vaccinale).

     

    GIUSTIFICAZIONE DELLE ASSENZE

    Come stabilito dai citati documenti, quando la vaccinazione viene eseguita durante il servizio, il tempo necessario alla medesima è equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro.

    In tal caso si potrà quindi procedere alla giustificazione dell’assenza, ove richiesto, con le modalità ordinarie stabilite nei contratti collettivi nazionali applicabili, ovvero mediante rilascio da parte del soggetto che somministra la vaccinazione all’interessato di un’attestazione di prestazione sanitaria indicata in termini generici.

    Resta salvo che ove dall’attestazione prodotta dal dipendente sia possibile risalire al tipo di prestazione sanitaria da questo ricevuta, il datore di lavoro, salva la conservazione del documento in base agli obblighi di legge, dovrà astenersi dall’utilizzare tali informazioni per altre finalità nel rispetto dei principi di protezione dei dati e non potrà chiedere al dipendente conferma dell’avvenuta vaccinazione o chiedere l’esibizione del certificato vaccinale.